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Materiali della mostra dedicata a Marcello di Capua (2012)


Marcello di Capua (Bernardini ?)

Marcello di Capua, compositore e librettista italiano vissuto tra la II metà del XVIII e l’inizio del XIX secolo, definito dai lessicografi anche Marcello Bernardini, è una figura debolmente documentata nella storia della musica, un autore dalla biografia piena di lacune e di circostanze non chiarite. Oggi quasi dimenticato, in vita ebbe grande notorietà, essendo uno dei luminari del teatro dell’opera italiano nell’epoca del classicismo. Nella storia della cultura polacca è iscritto come maestro di cappella della principessa Izabela Czartoryska Lubomirska e legato per molti anni alla sua corte di Łańcut.

Tra i molti dubbi che emergono dalla biografia del compositore, al primo posto bisogna menzionare la sua genealogia (data e luogo di nascita e l’origine poco chiara del suo cognome e soprannome[1]), l’insufficiente fattografia relativa al periodo della prima giovinezza e della sua formazione e infine la data non univoca del suo arrivo a Łańcut.

Come risulta da fonti italiane, Marcello di Capua nacque attorno al 1740 (parte degli studiosi polacchi si pronuncia per l’anno 1747 sulla base di una postilla, non verificata, sul suo atto di morte). Tra i diversi luoghi di nascita del compositore che vengono presi in considerazione, quelli più probabili sembrano essere Lisbona e Roma (ma non Capua, nonostante l’evidente correlazione tra il nome della città e il cognome, o soprannome, dell’artista).

È noto che negli anni Sessanta del XVIII secolo Marcello lavorò a Roma; le prime menzioni nelle cronache locali sulle esecuzioni pubbliche delle sue composizioni risalgono al 1764 e al periodo del Carnevale del 1765, quando i teatri Capranica e Alibert o delle Dame presentarono uno dopo l’altro due suoi intermezzi[2]. Negli anni 1769–1784 lavorò per il Collegio Nazareno dei Padri Scolopi di Roma, dove tra i suoi principali compiti vi era quello di comporre ogni anno delle cantate per la festa della Natività della Beata Vergine Maria. Assunse la funzione di compositore residente in quest’istituzione succedendo a Rinaldo di Capua, il che farebbe supporre che Rinaldo fosse suo padre[3]. L’esistenza di una relazione padre-figlio tra i due compositori è dimostrata indirettamente da alcune annotazioni, risalenti al 1770, del musicologo-viaggiatore inglese Charles Burney, che, a Roma, compiangendo Rinaldo ormai in miseria, accennò al suo “sconsiderato figlio” (molto probabilmente Marcello), che svendeva a bassissimo prezzo le geniali partiture del padre[4].

Come afferma Emilia Zanetti (Enciclopedia dello spettacolo, sulla base di materiali manoscritti conservati nell’archivio dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma), Marcello di Capua negli ultimi mesi del 1767 ricevette l’incarico di caporione (amministratore) del X distretto romano di Campitelli[5] (non è stato tuttavia possibile confermare tale informazione sulla base di altre fonti).

Analizzando date e luoghi delle prime delle rappresentazioni dei componimenti drammatici di Marcello[6], è possibile seguire abbastanza precisamente lo sviluppo della sua brillante carriera. Nel corso di circa vent’anni dall’inizio dell’attività compositiva, si trasformò da autore locale romano in uno dei più apprezzati rappresentanti della corrente dell’opera buffa, che poteva vantare numerose commissioni da parte dei maggiori teatri d’Europa. Bisogna pensare che la sua popolarità andasse di pari passo con i sempre più frequenti viaggi, per ragioni artistiche, in diverse città, tra cui a Firenze, Napoli, Bologna, Milano, Venezia e Trieste e anche fuori dai territori italici a Dresda, Praga e Lisbona. Nel periodo della sua maggiore attività artistica, negli anni 1783–92, il compositore aveva addirittura da tre a sei prime all’anno.

Sempre nel primo periodo romano, a partire dal 1775 circa, firmando alcune sue partiture d’opera e libretti, cominciò a usare il titolo di “maestro di cappella napoletano”, il che poteva essere collegato non tanto alla sua dubbia origine campana, quanto alla collaborazione con i più prestigiosi teatri di Napoli (il Teatro Fondo e in seguito il Teatro Nuovo e il Teatro San Carlo) o alla dichiarata appartenenza alla scuola napoletana. A partire dal 1788, sulle prime pagine di alcuni libretti di Marcello vi era già l’informazione che l’autore della musica aveva l’onore di lavorare al servizio della principessa Lubomirska: “maestro (…) all’attual servizio di Sua Altezza la Signora Principessa Lubomirski Ksartoriski di Polonia &c.”; la prima formula di questo tipo è contenuta nell’edizione principe del libretto per l’opera La finta Galatea, la cui prima si tenne a Napoli, al Teatro Nuovo sopra Toledo[7]. È molto probabile che la principessa Lubomirska si sia interessata al compositore nella primavera del 1786 durante il suo soggiorno di tre mesi a Roma[8]. Circa due anni dopo poté concretizzare le sue iniziali intenzioni nei confronti del compositore, ad esempio per corrispondenza, e di conseguenza Marcello di Capua entrò al suo servizio.

L’aver ottenuto un incarico presso la principessa Izabela Lubomirska non significò affatto per Marcello la necessità di trasferirsi immediatamente in una delle sue residenze, il palazzo in Mölkerbastei a Vienna o il castello di Łańcut. Il compositore ebbe di certo la possibilità di portare a termine i propri impegni avviati in Italia e poté anche cominciare a raccogliere i materiali musicali pensando alla collezione della principessa. A Łańcut arrivò presumibilmente non prima dell’estate del 1792, insieme alla sua datrice di lavoro (considerato il momento di inizio della ricca vita musicale e teatrale al castello)[9], ma è anche possibile che vi sia giunto soltanto alcuni o parecchi mesi più tardi. Precedentemente, a partire dal mese di giugno 1791 circa, lavorò per qualche tempo alla corte viennese della principessa Lubomirska, onorato del titolo di suo compositore di corte[10].

Nell’autunno del 1794 di Capua accompagnò di nuovo la principessa a Vienna, dove portò la sua cantata, composta per l’occasione, Angelica placata, dedicata all’imperatrice Maria Teresa di Borbone-Napoli. Questa composizione, scritta molto probabilmente su richiesta della principessa Lubomirska, venne eseguita all’Hoftheater e in altri teatri imperiali[11].

Stabilitosi a Łańcut come maestro di cappella di corte, Marcello riceveva uno stipendio molto elevato, 3024 złoty polacchi all’anno (che negli anni migliori era una somma che superava il compenso annuo dei più illustri architetti, artisti artigiani e medici al servizio dalla principessa Lubomirska)[12]. Nonostante il titolo onorifico e l’alto salario, le sue mansioni alla corte di Łańcut avevano in verità un ambito modesto e si limitavano principalmente alla composizione (o elaborazione) di brani per occasioni particolari, alla gestione della biblioteca musicale e degli strumenti e alla formazione di musicisti dilettanti della cerchia dell’aristocrazia locale, tra cui Henryk Lubomirski, che suonava l’arpa. Oltre a questi impegni ufficiali, il compositore, fino alla fine del secolo, continuò ancora a rispondere volentieri alle numerose commissioni che gli arrivavano dai teatri italiani; è possibile quindi supporre che a quel tempo, viste le frequenti prime delle sue opere, almeno alcune volte abbia fatto dei viaggi nel sud dell’Europa, a Venezia e a Roma.

Dopo il 1800 ridusse sensibilmente l’attività artistica[13]. Morì il 2 aprile 1819 a Łańcut[14]. Venne sepolto nel cimitero, oggi non più esistente, che si trovava ai confini di allora della città.

* * *

Marcello di Capua fu un compositore molto fecondo, che esercitava con grande libertà grandi forme vocali e soprattutto il genere dell’opera buffa (molto più rare sono le sue cantate e gli oratori). Purtroppo, la parte prevalente del suo patrimonio è andata perduta, mentre le altre composizioni caddero nell’oblio abbastanza presto. Nell’ambito della sua eredità letteraria la percentuale delle opere salvatesi è maggiore: si sono conservati molti libretti che dimostrano il vivace senso drammaturgico dell’autore, scritti soprattutto per le necessità della sua musica, ma anche su commissione di altri compositori operistici (come Giovanni Battista Borghi, Pietro Terziani, Alessandro Felici o Vicente Martín y Soler). In confronto al numero di libretti, le partiture complete e le parti vocali e strumentali delle composizioni di Marcello di Capua (sparse negli archivi di tutt’Europa) sono in numero molto più modesto; indubbiamente, causa di questo stato di cose è il fatto che la stragrande maggioranza di questa musica non è mai stata stampata.

In base all’informazione fornita da Meloncelli[15], sul numero complessivo di circa 40 opere liriche composte da Marcello, nella maggioranza comiche[16], se ne sono conservate appena tredici (includendo le partiture incomplete e le riduzioni per pianoforte). Anche se si tratta di un numero per difetto, la perdita che ne deriva per la letteratura operistica italiana del periodo del classicismo è enorme. Il più grande successo nella vita dell’autore lo riportarono le opere comiche in due atti La donna di spirito, Li tre Orfei e Le donne bisbetiche e le loro numerose riedizioni con titoli modificati. Vale la pena anche menzionare il cosiddetto dramma bernesco per musica nato su ispirazione “polacca” intitolato La sposa polacca, messo in scena a Roma, al Teatro Apollo durante il Carnevale del 1796 (andato perduto, si è conservato completamente solo il libretto).

Nella biblioteca del Museo-Castello di Łańcut si trova un’enorme collezione di autografi e copie delle composizioni di Marcello di Capua, tra le quali attirano la maggiore attenzione gli esemplari unici, che non hanno equivalenti nelle risorse di altri archivi al mondo. Così oltre alle singole numerose arie, duetti, terzetti ecc., che sono in parte forme indipendenti, in parte invece brani di opere o di cantate (numero complessivo di alcune decine di posizioni di catalogo)[17], la collezione di Łańcut contiene due partiture complete d’opera uniche: Il conte di bell’umore (del 1783)[18] e La donna bizzarra (copia autorizzata dell’originale nella versione del 1789 o del 1791). Tra i manoscritti più preziosi bisogna anche includere gli esemplari, molto probabilmente unici al mondo, delle seguenti composizioni di Marcello di Capua: il balletto-pantomima Le nozze di Amore e Psiche (partitura per 2 violini e bassi), l’“azione teatrale per musica” La forza del merito per 5 voci e orchestra, e infine quattro brani per orchestra tratti dalle opere: una sinfonia in una parte (ouverture) in re maggiore Allegro vivace[19], ouverture in re maggiore Allegro con brio, ouverture dell’operetta francese (opéra comique) in do maggiore e una marcia in si bemolle maggiore. Nel gruppo di esemplari unici, composizioni per occasioni particolari di minor peso sono: Serenata per coro e clavicembalo, Duettino notturno per 2 voci vocali e complesso d’archi e Quartetto vocale con accompagnamento d’archi, tutte dedicate al principe Henryk Lubomirski.

Mirosław Płoski
Traduzione di Serafina Santoliquido

[1] Problematiche e ipotesi dettagliate legate all’argomento sono trattate separatamente.

[2] Pantomime ed ariette in musica da recitarsi nel Teatro dei Signori Capranica e La schiava astuta.

[3] Cfr. tra gli altri: Ariella Lanfranchi, Di Capua, Rinaldo, voce [in:] Dizionario biografico degli italiani, vol. 39, Roma 1991, http://www.treccani.it/enciclopedia/rinaldo-di-capua_(Dizionario-Biografico) [accesso 2.5.2012].

[4] Cfr.: Charles Burney, The Present State of Music in France and Italy: or, The Journal of a Tour through those Countries, undertaken to collect Materials for A General History of Music, London 1773, p. 296; idem, A General History of Music, from the Earliest Ages to the Present Period, vol. 4, London 1789, p. 558. È interessante che Burney, enumerando i compositori operistici che lavoravano a Roma, citi i cognomi “Marcello di Capua” e “Bernardini” separatamente, come cognomi di due diversi artisti dello stesso periodo; idem, A General…, op. cit., p. 573–574.

[5] Cfr. Emilia Zanetti, Bernardini Marcello, voce [in:] Silvio D’Amico (a cura di), Enciclopedia dello spettacolo, vol. 2, Roma 1954, p. 359 (sulla base di appunti inediti di Alberto Cametti).

[6] Ulteriori dati di questo tipo si possono trovare sui frontespizi dei libretti conservatisi.

[7] La copia del libretto per la farsetta La finta Galatea o sia L’antiquario fanatico (messa in scena prima del 1785 a Roma con il titolo originario Le donne bisbetiche) è di proprietà della Biblioteca del Conservatorio di musica S. Pietro a Majella di Napoli (segn. Rari 10.1.27/10). Anche i successivi libretti con l’annotazione sulla principessa Lubomirska vennero stampati a Napoli, in occasione delle prime delle opere Gl’incontri stravaganti (per il Teatro Nuovo, Carnevale 1790) e L’ultima che si perde è la speranza (per il Teatro Fondo, 1.8.1790).

[8] Ebbe occasione allora d’incontrare Marcello almeno alla prima della sua farsetta Gli amanti confusi o sia Il brutto fortunato al Teatro Valle.

[9] Durante il suo soggiorno a Łańcut dal 12.6 al 27.9.1792 la principessa Lubomirska organizzò regolarmente dei concerti al castello (concerti che si tenevano anche tre volte a settimana) e rappresentazioni teatrali (anche due alla settimana); cfr. Bożenna Majewska-Maszkowska, Mecenat artystyczny Izabelli z Czartoryskich Lubomirskiej (1736–1816), Wrocław 1976, p. 75.

[10] Cfr. A[lexander] Hajdecki, Kunstgeschichtliche Notizen aus Wiener Archiven, “Monatsberichte über Kunstwissenschaft und Kunsthandel” 1902 (anno II), n. 4, p. 175.

[11] Cfr. le informazioni riportate sul frontespizio del libretto: Angelica placata – cantata per musica da rappresentarsi negli imperiali teatri di Vienna (…), Vienna 1794; esemplare conservato nel Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, segn. Lo.7430.

[12] Danti risalenti al primo decennio del XIX secolo; cfr. B. Majewska-Maszkowska, Mecenat…, op. cit., p. 111 (sulla base dei documenti contabili nelle collezioni dell’Archivio Centrale degli Atti Antichi di Varsavia).

[13] Nel catalogo di Biegański la composizione di Marcello di Capua datata più tardi è “azione teatrale” del 1807, scritta per celebrare il matrimonio di Henryk Lubomirski; cfr. Krzysztof Biegański, Biblioteka muzyczna Zamku w Łańcucie. Katalog, Kraków 1968, p. 196.

[14] Data della morte sulla base del Liber Mortuorum ex Oppido Łańcut ab anno 1786 ad annum 1831, vol. 1, p. 82; il registro è conservato nella cancelleria della parrocchia romano-cattolica “S. Stanislao Vescovo” di Łańcut; descrizione della causa del decesso: “convulsionis”.

[15] Cfr. Raoul Meloncelli, Marita P. McClymonds, Bernardini, Marcello, voce [in:] Stanley Sadie (a cura di), The New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. II, London–New York 2001, vol. 1, p. 429.

[16] Solo due delle sue opere rappresentano il genere dell’opera seria.

[17] Dopo la preliminare classificazione di queste composizioni eseguita da Biegański (K. Biegański, Biblioteka…, op. cit.) vale la pena continuare l’opera di attribuzione dei singoli brani ai concreti titoli delle opere o di altre forme maggiori, anche sulla base di un’analisi comparativa del testo verbale (se vi sono fonti disponibili). Tuttavia anche uno sguardo generale della totalità della musica manoscritta permette di scorgere tali rarità, come ad esempio nove numeri operistici dotati di annotazioni “nella primavera 1786 Teatro Valle”, provenienti probabilmente dall’opera comica perduta Gli amanti confusi, o tre arie e un duetto dalla cantata Angelica placata.

[18] Una partitura di volume più modesto di quest’opera è conservata nell’Archivio dell’Accademia Filarmonica di Torino (collezione Conte di Brusasco, segn. 10.I.1).

[19] Conviene condividere i dubbi di Maria Małgorzata Owoc, che si rifiuta di qualificare in modo univoco la suddetta sinfonia italiana come componimento sinfonico autonomo di Marcello di Capua; nell’ambito del patrimonio conservatosi dopo la morte del compositore è possibile trovare alcune singole partiture di sinfonie, che hanno piuttosto carattere di introduzione strumentale alle opere; cfr. M.M. Owoc, Marcello Bernardini di Capua i jego twórczość orkiestrowa w zbiorach Zamku w Łańcucie – tesi di laurea discussa presso l’Istituto di Musicologia dell’Università di Varsavia, Warszawa 1973, p. 98, nota 263.

 

Vedi anche:
Marcello di Capua – alcune questioni biografiche. Fatti e ipotesi

Marcello di Capua nella Biblioteca Digitale della Precarpazia

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